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a cosa fa male il glutine

Il glutine a cosa e a chi fa male?

Cos’è il Glutine?

Il glutine è un complesso proteico formato da due classi di proteine ovvero le Prolammine (responsabili delle intolleranze) e Glutenine.

Si trova in molti cereali di uso comune come frumento, orzo, segale e kamut ed in minore quantità nella spelta, triticale e farro. L’avena è naturalmente priva di glutine, ma è spesso contaminata durante la lavorazione. Il glutine è presente come addensante anche in sughi, barrette di cioccolato e creme. I cereali naturalmente privi di glutine sono riso, mais, grano saraceno, miglio, amaranto e quinoa.

La malattia celiaca

Un’intolleranza al glutine permanente è definita come malattia celiaca. Solo chi è geneticamente predisposto quando ingerisce glutine scatena una risposta immunitaria contro i propri villi intestinali. Il risultato è un malassorbimento dei nutrienti con patologie intestinali (diarrea, dolori addominali, nausea) e nei casi più gravi anche dermatiti, anemie, osteoporosi e amenorrea. L’unica cura per queste persone è una dieta priva di glutine per tutta la vita.

Tiroide e Glutine

Un celiaco ha una probabilità tre volte maggiore di soffrire di patologie tiroidee rispetto alla popolazione mondiale. Studi recenti hanno dimostrato la presenza di anticorpi anti-tireoglobulina ed anti-tiroxina, marcatori di ipo o iper-tiroidismo in soggetti celiaci.

È valido anche il discorso contrario, ovvero l’aumentato rischio di celiachia nei pazienti affetti da tiroiditi autoimmunitarie rispetto alla popolazione generale. Pertanto, in questi soggetti si registrerà una maggior percentuale di positività al test degli anticorpi anti-transglutaminasi. Anche in questo caso i pazienti che rispettano una dieta priva di glutine riescono a far regredire sia i sintomi della celiachia che quelli a carico della tiroide.

Celiachia e patologie del fegato

Nel 40% dei celiaci si riscontrano valori elevati di transaminasi nel sangue, indicatori di un possibile danno al fegato. Il paziente celiaco può essere affetto da un’epatite infiammatoria che quasi sempre tende a regredire in seguito all’adozione di una dieta senza glutine.

L’associazione è così frequente da aver spinto molti specialisti a consigliare i test diagnostici per la celiachia quando si ritrovano un paziente che ha le transaminasi alte dopo aver escluso tutte le altre patologie a carico del fegato.

Gluten free non vuol dire salutare

Uno studio condotto da ricercatori di Harvard per oltre 30 anni su 200mila persone ha messo in luce un’elevata incidenza di diabete di tipo 2 in soggetti con alimentazione povera di glutine.

I ricercatori del Dipartimento di Nutrizione dell’Università di Harvard si sono posti l’obiettivo di osservare nel tempo se il consumo di glutine avesse ripercussioni sulla condizione fisica di chi non presenta alcuna indicazione clinica per escluderlo dalla dieta. Va sottolineato a questo proposito che, spesso, gli alimenti gluten free contengono meno fibre, vitamine e minerali rispetto ai prodotti ricchi di glutine, a fronte di un costo commerciale più elevato. Proprio il consumo di fibre presenti nei cereali viene considerato uno dei fattori di protezione contro il diabete di tipo 2.

Un’alimentazione povera di glutine favorisce il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, per il minor apporto di fibra alimentare, mentre non esistono prove scientifiche autorevoli che una dieta gluten-free apporti benefici alla salute dei soggetti che non presentano celiachia o sensibilità al glutine.

Purtroppo eliminare il glutine dalla propria alimentazione sta diventando una moda anche tra chi non ne ha un reale bisogno, poiché è sempre più diffusa l’idea (sbagliata) che una vita senza glutine può giovare alla salute.

Concludendo è importante diagnosticare l’intolleranza al glutine per intervenire su tutte le patologie ad esso correlate. Seguendo i consigli di un professionista qualificato come il medico nutrizionista che sarà in grado di stilare una dieta personalizzata per ogni paziente con questa intolleranza