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Quali sono gli alimenti da evitare se si soffre di gotta

Che cos’è la gotta?

La gotta (o iperuricemia) è una malattia metabolica provocata dall’accumulo di acidi urici depositati in forma di cristalli a livello delle articolazioni e dei tessuti vicini e che, nei casi più gravi, possono diventare masse nodulari di dimensioni particolarmente rilevanti (tofi).

Gli attacchi di gotta sono degli episodi periodici in cui il sistema immunitario attacca gli accumuli di acido urico nelle articolazioni che iniziano interessando soprattutto l’alluce con una successiva estensione ad altre parti del corpo, come caviglie, ginocchia, polsi e gomiti provocando bruciori e arrossamenti.

Lo sviluppo della gotta è legato a cause multifattoriali. In effetti la genetica, il sovrappeso, l’assunzione di certi medicinali (ad esempio i diuretici), la ridotta funzione renale e le cattive abitudini di vita sono tutti fattori che possono concorrere allo sviluppo di questa malattia.

Spesso la gotta è associata ad altre malattie come il diabete, l’obesità, la dislipidemia, l’ipertensione e l’ipergliceridemia.

Ha una prevalenza maschile dal momento dello sviluppo (risparmia le donne fino alla menopausa grazie alla protezione ormonale), colpisce il 7% degli uomini dopo i 65 anni e le donne in post-menopausa con una incidenza che tende ad aumentare con l’età fino a raggiungere valori del 3% oltre gli 85 anni.

Quali sono le cause ed i sintomi della gotta?

Le cause sono dovute a un eccesso di acido urico nel circolo sanguigno che, non trovando adeguato smaltimento da parte dei reni, si deposita nelle articolazioni degli arti inferiori e superiori, andando a formare cristalli di urato che hanno la forma di piccoli aghi; questi cristalli provocano forte dolore e arrossamento della parte interessata.

L’iperuricemia può rimanere asintomatica a lungo, ma nel momento in cui cominciano a comparire i primi dolori articolari questi sono generalmente a carattere acuto (durano pochi giorni e scompaiono da soli).

Il periodo necessario per sviluppare accumuli sottocutanei è invece piuttosto lungo, anche cinque o dieci anni; i tofi possono svilupparsi nelle parti cartilaginee, nei tendini, nei tessuti molli e nel rene, dove possono diventare causa di insufficienza renale cronica.

Dopo il trattamento del dolore, per fornire sollievo al paziente, il primo obiettivo della terapia è quello di abbassare i livelli di acidi urici nel sangue, condizione che permette di prevenire nuovi episodi dolorosi (o almeno una riduzione della loro frequenza), e una diminuzione o addirittura scomparsa dei tofi.

Cosa evitare di mangiare se si ha la gotta

La gotta ha per il 70% una origine genetica, a cui poi contribuiscono altri importanti fattori (invecchiamento, patologie correlate, assunzione di farmaci quali i diuretici che ostacolano l’eliminazione di acido urico) e il regime alimentare.

La cura ufficiale per la gotta è farmacologica ma è possibile aiutare il controllo e la riduzione della sintomatologia con una dieta priva (o scarsa) di purine (contenute soprattutto in prodotti di origine animale, ad eccezione di uova e latticini) e limitare gli eccessi proteici.

Sarebbe utile impostare una dieta ricca di carboidrati (amido) che aiuta l’escrezione di acido urico e ridurre l’apporto di lipidi e fruttosio (presente soprattutto nei dolci e nella frutta zuccherina ed essiccata come cachi, fichi, uva e banane) che ne favorisce la ritenzione.

Evitare i digiuni prolungati e le diete fortemente ipocaloriche, soprattutto basate sulla riduzione o eliminazione di carboidrati.

Evitare l’alcool la cui ingestione, soprattutto sotto forma di birra e di superalcolici, oltre a favorire la produzione di acido urico da parte dell’organismo e la sua precipitazione nelle articolazioni, ne riduce l’eliminazione da parte dei reni.

Mantenere una buona idratazione, bevendo almeno 2-3 litri di acqua al giorno e ridurre il peso, se in eccesso, sono le armi più efficaci per combattere i livelli di uricemia.

Ecco i cibi a cui prestare maggiore attenzione:

ALIMENTI AD ALTO CONTENUTO DI PURINE (da 150 a 800 mg/100g) da evitare assolutamente

Pesce azzurro (alici, acciughe e sardine), frattaglie (fegato, animelle, rognone, cervello), carni rosse e grasse, selvaggina, birra e superalcolici, succhi di frutta e coca cola, dado da brodo, molluschi e frutti di mare, frittura.

ALIMENTI A MEDIO CONTENUTO DI PURINE (da 50 a 150 mg/100g) da consumare con moderazione

Vitello, manzo, maiale, tacchino e pollo, pane e pasta integrali, crostacei, spigola, orata, salmone, platessa, triglia, merluzzo, salumi e insaccati, legumi (piselli, fagioli, lenticchie), asparagi, spinaci, cavolfiore e funghi, caffè e tè.

ALIMENTI A BASSO CONTENUTO DI PURINE (da 0 a 15 mg/100g)

Latte, uova, formaggi, verdure, ortaggi (eccetto quelli sopra elencati), frutta, pasta e altri cereali (fatta eccezione per germe di grano e prodotti integrali)

Raccomandazioni nutrizionali

La gotta si associa spesso al sovrappeso, ma ciò non deve portare a pensare che diete restrittive e povere prolungate siano migliori: le purine possono anche essere prodotto di scarto del catabolismo muscolare, che avviene quando l’organismo, in assenza di nutrienti necessari, metabolizza le fibre muscolari. L’alimentazione è un utile aiuto nella cura e nella prevenzione della gotta.

Sebbene la dieta da sola non possa provocare o curare la gotta, alcuni alimenti e abitudini di vita possono modificare il rischio di sviluppare questa malattia. I farmaci associati a delle buone abitudini alimentari possono essere il modo migliore per trattare la gotta.

Spesso si legge che le ciliegie potrebbero contribuire a ridurre il rischio di recidiva ma attualmente non sembrano esserci prove scientifiche a supporto di questa tesi.

Bere molto è una delle principali indicazioni per chi soffre di gotta, perché tramite l’urina viene espulso dal corpo l’eccesso di acido urico. Sicuramente bere aiuta ad eliminare la tossine, e mantiene gli spazzini del corpo, cioè i reni, in buona funzionalità, bisogna però distinguere tra poca acqua, quando cioè risulta insufficiente, e troppa acqua. Si legge spesso la raccomandazione di bere almeno due litri di acqua al giorno; benché mossa dai migliori propositi, non è una regola valida per tutti: chi non eccede nell’alimentazione carnea e assume alimenti già naturalmente ricchi di acqua e quindi idratanti quali verdura e frutta, non ha necessità di bere così tanto e anzi può incorrere in problemi se beve troppa acqua. L’acqua in eccesso infatti da una parte porta alla diluizione e alla perdita di importanti nutrienti quali i sali minerali, e dall’altra sovraccarica il lavoro dei reni mettendoli in funzione quando in realtà non è necessario. La quantità di acqua da assumere varia da persona a persona, e può ritenersi contenuta tra il litro e due litri al giorno.