alimentazione Malattia di Fabry

La correlazione tra alimentazione e malattia di Fabry

Cos’è la malattia di Fabry?

La malattia di Fabry  è una rara malattia genetica ereditaria causata dalla mutazione del gene GLA, che codifica per un enzima chiamato alfa-galattosidasi A. Tale enzima ha un ruolo fondamentale nel processo di scomposizione di un lipide, noto come globotriaosilceramide.

Nelle persone con malattia di Fabry, l’enzima alfa-galattosidasi A funziona male; di conseguenza, le molecole di globotriaosilceramide tendono ad accumularsi in modo anomalo all’interno di alcuni organelli intracellulari – i lisosomi – con grave sofferenza per le cellule interessate.

La malattia di Fabry è responsabile di manifestazioni cliniche a livello neurologico, dermatologico, oculare, gastrointestinale, cerebrovascolare, renale e cardiaco. I sintomi possono variare da persona a persona e possono includere dolore acuto agli arti, problemi di sudorazione, problemi gastrointestinali, problemi di vista, problemi di udito, problemi renali, problemi cardiaci e problemi neurologici. Per diagnosticare la sindrome di Fabry con assoluta certezza, è fondamentale un test genetico appropriato. Al momento attuale, non esistono terapie capaci di curare specificatamente la sindrome di Fabry, ma solo trattamenti di natura sintomatica (ossia finalizzati ad alleviare i sintomi). Tra questi trattamenti sintomatici, il più importante è la terapia enzimatica sostitutiva, che prevede la somministrazione di un analogo, creato in laboratorio, dell’enzima alfa-galattosidasi A.

Quali sono le cause della malattia di Fabry?

La malattia di Fabry è una malattia genetica ereditaria causata dalla mutazione del gene GLA, che codifica per un enzima chiamato alfa-galattosidasi A. Tale enzima ha un ruolo fondamentale nel processo di scomposizione di un lipide, noto come globotriaosilceramide. Nelle persone con malattia di Fabry, l’enzima alfa-galattosidasi A funziona male; di conseguenza, le molecole di globotriaosilceramide tendono ad accumularsi in modo anomalo all’interno di alcuni organelli intracellulari – i lisosomi – con grave sofferenza per le cellule interessate.

Come si trasmette la malattia di Fabry?

La malattia di Fabry è una malattia genetica ereditaria causata dalla mutazione del gene GLA, che codifica per un enzima chiamato alfa-galattosidasi A. Tale enzima ha un ruolo fondamentale nel processo di scomposizione di un lipide, noto come globotriaosilceramide. Nelle persone con malattia di Fabry, l’enzima alfa-galattosidasi A funziona male; di conseguenza, le molecole di globotriaosilceramide tendono ad accumularsi in modo anomalo all’interno di alcuni organelli intracellulari – i lisosomi – con grave sofferenza per le cellule interessate ¹²³.

La malattia di Fabry è trasmessa in modo *recessivo legato al cromosoma X. Ciò significa che la malattia si manifesta solo quando entrambi i cromosomi X di una donna portano la mutazione del gene GLA, mentre negli uomini la malattia si manifesta quando il cromosoma X porta la mutazione del gene GLA ¹²³. Pertanto, gli uomini affetti dalla malattia di Fabry trasmettono il gene mutato alle loro figlie, ma non ai loro figli, mentre le donne affette dalla malattia di Fabry hanno il 50% di probabilità di trasmettere il gene mutato a ciascun figlio o figlia ¹²³.

Quali sono i sintomi della malattia di Fabry?

La malattia di Fabry è una malattia genetica ereditaria causata dalla mutazione del gene GLA, che codifica per un enzima chiamato alfa-galattosidasi A. Tale enzima ha un ruolo fondamentale nel processo di scomposizione di un lipide, noto come globotriaosilceramide. Nelle persone con malattia di Fabry, l’enzima alfa-galattosidasi A funziona male; di conseguenza, le molecole di globotriaosilceramide tendono ad accumularsi in modo anomalo all’interno di alcuni organelli intracellulari – i lisosomi – con grave sofferenza per le cellule interessate ¹²³.

I sintomi della malattia di Fabry possono variare da persona a persona e possono includere:

  • Dolore acuto agli arti, soprattutto alle mani e ai piedi, noto come acroparestesia.
  • Problemi di sudorazione, come ipoidrosi o anidrosi.
  • Problemi gastrointestinali, come diarrea, nausea, vomito, dolore addominale e perdita di peso.
  • Problemi di vista, come opacità corneale, visione offuscata e diminuzione dell’acuità visiva.
  • Problemi di udito, come ipoacusia o acufeni.
  • Problemi renali, come insufficienza renale cronica, proteinuria ed ematuria.
  • Problemi cardiaci, come aritmie, angina pectoris, insufficienza cardiaca e infarto del miocardio.
  • Problemi neurologici, come ictus, neuropatia periferica e cefalea ¹²³.

Per diagnosticare la sindrome di Fabry con assoluta certezza, è fondamentale un test genetico appropriato. Al momento attuale, non esistono terapie capaci di curare specificatamente la sindrome di Fabry, ma solo trattamenti di natura sintomatica (ossia finalizzati ad alleviare i sintomi). Tra questi trattamenti sintomatici, il più importante è la terapia enzimatica sostitutiva, che prevede la somministrazione di un analogo, creato in laboratorio, dell’enzima alfa-galattosidasi A.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per la malattia di Fabry?

Numerosi benefici si possono ottenere con la somministrazione di enzima alfa-galattosidasi prodotto con tecniche di ingegneria genetica (terapia enzimatica sostitutiva). I vantaggi sono tanto maggiori quanto prima si comincia la terapia. 

Negli ultimi anni è stata sviluppata la terapia chaperonica orale, che stabilizza l’enzima mutato ma può essere utilizzato solo da una parte dei pazienti. Altre terapie, come la riduzione di substrato e approcci a base di mRNA e terapia genica, sono in fase di sviluppo. Alcuni sintomi (come il dolore o i disturbi gastrointestinali) possono essere trattati con farmaci specifici. Per alcuni pazienti si rende necessaria la dialisi o il trapianto renale.

Qual è la migliore alimentazione nei pazienti con malattia di Fabry?

L’aspetto nutrizionale nei pazienti con malattia di Fabry è una delle condizioni ancora un po’ oscure nello scenario clinico e terapeutico della malattia.  Tuttavia, la dieta può contribuire ad alleviare la sintomatologia intestinale. In particolare è consigliabile modificare le proprie abitudini alimentari cercando anzitutto di mantenere un regolare ritmo dei pasti (colazione, pranzo, merenda, cena) e di evitare di avere lunghi intervalli tra i pasti, limitare l’apporto di caffè e alcool. 

Esistono poi alcuni alimenti che andrebbero limitati o evitati. Ad esempio gli oligosaccaridi (carboidrati a catena corta) aumentano il  volume idrico e il gas colico peggiorando i sintomi gastro intestinali. Tali carboidrati sono particolarmente presenti nel latte e nei latticini, in alcune verdure (carciofi, rape, aglio, cipolla, cicoria) o in alcuni frutti come i fichi, le mele, il mango, le pere.

La restrizione di proteine con la dieta ha dimostrato da tempo un reale beneficio nel correggere alcune patologie legate all’accumulo di sostanze azotate (tipiche dell’uremia) e soprattutto nel rallentare la progressione dell’insufficienza renale proprio per l’azione tossica delle proteine soprattutto animali sul rene. Ciò si traduce in un ritardo nell’avvio della terapia sostitutiva. Tali diete sono molto ristrette poiché il carico proteico non deve superare la quantità di  0.4-0.5 mg di proteine per kg di peso corporeo al giorno. Ciò vuol dire che si rende necessario l’introduzione di alimenti aproteici (pane e pasta in particolare) che non sempre sono graditi ai pazienti.  

Tuttavia, esistono pareri discordanti sull’utilità di tali diete ristrette nell’insufficienza renale avanzata poiché non sempre sono seguite a dovere, per la scarsa tollerabilità e per il degrado muscolare che ne deriva essendo prive in particolare di aminoacidi essenziali. Ciò determinerebbe alla lunga uno stato di malnutrizione che porterebbe a lungo andare allo “stremo” il paziente nefropatico. In tali casi l’orientamento sempre più diffuso sarebbe quello di avviare precocemente il paziente al trapianto prima della dialisi evitando in tal modo i rischi legati ad una restrizione proteica  eccessiva e prolungata.

Purtroppo al momento non ci sono studi clinici pubblicati sull’effetto di determinate diete sui vari coinvolgimenti d’organo (in particolare l’apparato gastro-intestinale) ma il fatto che si inizi a parlare di un possibile beneficio di certi alimenti e di diete specifiche è di buon auspicio per il futuro per la prevenzione e il trattamento della relativa sintomatologia .