I bath salts, letteralmente “sali da bagno”, non sono una singola droga e non hanno nulla a che vedere con i prodotti cosmetici usati nella vasca da bagno. Il termine è stato utilizzato per commercializzare diverse sostanze stimolanti appartenenti soprattutto alla famiglia dei catinoni sintetici, tra cui mefedrone, metilone, MDPV e altre molecole apparse successivamente sul mercato.
Anche l’espressione “droga del cannibale” può trarre in inganno. È un soprannome giornalistico diventato famoso dopo un grave episodio avvenuto a Miami nel 2012. Proprio quel caso, però, non fornì la prova tossicologica che l’aggressore avesse assunto bath salts.
Questo non rende i catinoni sintetici innocui. Possono provocare intossicazioni serie, disturbi cardiovascolari e neuropsichiatrici e, con l’uso ripetuto, un disturbo da uso di stimolanti. Separare i rischi realmente documentati dalla narrazione sensazionalistica permette quindi di capire meglio il problema.
Cosa sono i catinoni sintetici?
Il catinone è una sostanza stimolante presente naturalmente nel khat (Catha edulis). I catinoni sintetici sono composti prodotti in laboratorio e chimicamente correlati al catinone; sul mercato illecito europeo hanno acquisito particolare rilevanza a partire dagli anni 2000.
La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga spiega che queste sostanze sono state commercializzate anche sotto nomi di fantasia oppure presentate come fertilizzanti e “sali da bagno”, spesso con indicazioni come “non adatto al consumo umano”. Da qui deriva il nome bath salts: non da una relazione chimica con i veri sali da bagno.
Possono presentarsi come polveri o cristalli e la loro composizione non è necessariamente deducibile dal nome con cui vengono venduti. È uno dei motivi per cui parlare dei bath salts come se fossero una sostanza unica è scientificamente scorretto.
In Italia, la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga indica i catinoni sintetici nella Tabella I delle sostanze stupefacenti prevista dal D.P.R. 309/90.
Per un quadro più generale della categoria delle NPS è disponibile anche il nostro approfondimento sulle nuove droghe sintetiche.
Come agiscono i bath salts sul cervello?
I catinoni sintetici sono stimolanti del sistema nervoso centrale, ma non hanno tutti lo stesso meccanismo.
Interagiscono soprattutto con i sistemi della dopamina, noradrenalina e serotonina. L’MDPV, per esempio, agisce principalmente bloccando i trasportatori responsabili della ricaptazione di dopamina e noradrenalina. Mefedrone e metilone hanno invece un profilo differente e possono agire come substrati dei trasportatori, favorendo il rilascio delle monoamine.
Questa distinzione, documentata anche negli studi farmacologici sull’MDPV e sugli altri catinoni, è importante: sotto la stessa etichetta “bath salts” possono trovarsi molecole con potenza e caratteristiche farmacologiche differenti.
Gli effetti ricercati possono comprendere euforia, aumento dell’energia e della vigilanza. Tra gli effetti indesiderati descritti dalla letteratura e dalle autorità sanitarie figurano invece:
- forte ansia e attacchi di panico;
- agitazione e confusione;
- paranoia e allucinazioni;
- tachicardia e aumento della pressione arteriosa;
- ipertermia, cioè un pericoloso aumento della temperatura corporea;
Nelle intossicazioni più gravi sono state documentate complicanze cardiovascolari e rabdomiolisi, una distruzione delle fibre muscolari che può avere conseguenze anche sui reni. La DEA statunitense include inoltre psicosi acuta, agitazione e comportamenti aggressivi tra gli effetti riportati.
Non è però possibile attribuire automaticamente un determinato comportamento all’assunzione di un catinone. La sostanza effettivamente presente, eventuali altre droghe o farmaci assunti insieme e le condizioni della persona possono modificare notevolmente il quadro clinico.
I bath salts possono creare dipendenza?
Sì, l’uso ripetuto di catinoni sintetici può essere associato a un disturbo da uso di stimolanti. Il National Institute on Drug Abuse (NIDA) segnala che le persone che li utilizzano regolarmente possono sviluppare un disturbo da uso di sostanze; sono inoltre descritti craving e sintomi di astinenza.
Questo non significa che una singola intossicazione equivalga a una diagnosi di dipendenza. La diagnosi richiede la valutazione del comportamento e delle conseguenze dell’uso nel tempo da parte di un professionista.
Un segnale interessante arriva dall’Europa. Secondo l’European Drug Report 2026 dell’EUDA, le persone entrate in trattamento specialistico per problemi legati ai catinoni sintetici sono aumentate di circa cinque volte tra il 2018 e il 2024, arrivando a circa 2.700. L’EUDA precisa però che, in termini assoluti, si tratta ancora di un numero relativamente contenuto di persone in trattamento. Il dato documenta l’esistenza di problemi clinici reali, ma non può essere utilizzato per stimare da solo quante persone consumino catinoni nella popolazione generale.
Perché vengono chiamati “droga del cannibale”?
Il soprannome è legato soprattutto a un episodio avvenuto a Miami nel maggio 2012. Rudy Eugene aggredì violentemente Ronald Poppo, mordendolo al volto. Nei primi giorni successivi all’attacco circolò l’ipotesi che Eugene fosse sotto l’effetto dei cosiddetti bath salts. Quando arrivarono i risultati tossicologici, il quadro cambiò.
Secondo il comunicato del Miami-Dade Medical Examiner riportato all’epoca da CBS Miami, nel corpo di Eugene fu identificata marijuana, mentre non furono trovate le comuni sostanze associate ai bath salts. Un laboratorio tossicologico forense esterno confermò inoltre l’assenza delle sostanze ricercate. Il medico legale specificò che la conclusione valeva entro i limiti delle tecnologie analitiche disponibili.
È una precisazione importante, perché il mercato dei catinoni comprende molecole in continua evoluzione e nessuna analisi può escludere retroattivamente ogni possibile composto mai esistito. Ma la conclusione corretta resta una: il caso di Miami non dimostrò che l’aggressore avesse assunto bath salts e non può essere utilizzato come prova scientifica di un “cannibalismo indotto” da queste sostanze.
Agitazione estrema, psicosi, paranoia e aggressività sono invece effetti realmente descritti in alcune intossicazioni da catinoni sintetici. Sono questi i rischi sui quali ha senso concentrarsi, senza trasformarli nella caricatura della “droga zombie”.
Quanto sono diffusi i catinoni sintetici in Europa?
Il mercato europeo è cambiato rapidamente. L’EUDA riferisce che nel 2025 sono stati notificati quattro nuovi catinoni mai rilevati prima nell’Unione Europea, portando a 181 il numero complessivo di catinoni sintetici identificati. Nel 2024 gli Stati membri hanno inoltre segnalato 48,5 tonnellate di catinoni sintetici sequestrati o importati, contro 37 tonnellate nel 2023 e 27 nel 2022. Una parte consistente del dato deriva da poche importazioni di grandi dimensioni; non va quindi interpretato come equivalente al consumo della popolazione. L’EUDA segnala anche un altro problema: nei servizi europei di drug checking del 2025 una parte dei campioni contenenti catinoni era stata presentata come un’altra droga, soprattutto MDMA. Inoltre, campioni ritenuti 3-MMC contenevano talvolta 2-MMC.
In pratica, il nome attribuito a una sostanza sul mercato illecito non garantisce che ciò che viene effettivamente assunto corrisponda a quel nome.
E in Italia?
Oggi abbiamo una fonte ufficiale più solida rispetto alle stime precedentemente disponibili.
La Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026, riferita ai dati del 2025, riporta che il Sistema Nazionale di Allerta Rapida NEWS-D ha identificato 92 nuove sostanze psicoattive circolanti sul territorio nazionale. Di queste, 16 erano catinoni sintetici, pari al 17%. La fonte è la Relazione 2026 pubblicata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Anche questo dato va letto correttamente: indica la varietà delle molecole intercettate dal sistema di allerta, non il numero di consumatori. Non permette quindi di affermare che il 17% delle persone che usano droghe assuma catinoni.
Possiamo concludere che i catinoni sintetici sono effettivamente presenti e monitorati in Italia e costituiscono una componente rilevante del mercato delle nuove sostanze psicoattive. Non abbiamo invece, da questo indicatore, una misura diretta della loro prevalenza nella popolazione generale.
I normali test antidroga rilevano i bath salts?
Non necessariamente.
La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga segnala che i catinoni sintetici non sono facilmente rilevabili dai normali test rapidi. Il problema è semplice: uno screening tossicologico cerca un insieme prestabilito di sostanze o classi di sostanze. Se una nuova molecola non rientra nel pannello analitico, un risultato negativo non ne esclude automaticamente l’assunzione.
Per individuare catinoni specifici esistono metodiche di laboratorio mirate, generalmente basate sulla cromatografia abbinata alla spettrometria di massa. Il pannello deve però comprendere la molecola che si vuole cercare.
Questo principio è approfondito anche nella nostra guida sulle droghe che possono non risultare nelle analisi tradizionali.
E l’esame del capello?
L’analisi del capello offre una finestra retrospettiva più ampia rispetto a matrici utilizzate per rilevare esposizioni recenti. La Society of Hair Testing considera come riferimento approssimativo una crescita dei capelli della testa di circa 1 centimetro al mese, sottolineando però che la velocità varia da persona a persona. Per i catinoni sintetici sono state sviluppate metodiche specifiche. Una revisione scientifica del 2025 mostra che la maggior parte delle tecniche pubblicate utilizza cromatografia liquida associata alla spettrometria di massa.
Esistono però limiti interpretativi importanti: contaminazione esterna, continua comparsa di nuove molecole e assenza di valori di cut-off universalmente condivisi per distinguere, nel caso dei catinoni sintetici, un’esposizione occasionale da un uso cronico. Un risultato positivo può quindi documentare l’esposizione alla sostanza cercata, ma non diagnostica una dipendenza, non stabilisce da solo la frequenza d’uso e non spiega automaticamente un determinato comportamento.
Il test del capello di DNA Express comprende i catinoni?
Al 6 agosto 2026, la pagina dell’esame del capello antidroga DNA Express indica la possibilità di analizzare fino a 15 sostanze d’abuso, ma non elenca esplicitamente mefedrone, MDPV o altri catinoni sintetici tra le sostanze standard.
La stessa pagina invita a contattare DNA Express quando la sostanza desiderata non compare tra quelle selezionabili. Questo, però, non equivale alla conferma che ogni nuovo catinone possa essere analizzato.
Se l’obiettivo è ricercare proprio un bath salt, la scelta corretta è quindi verificare prima dell’acquisto quale specifica molecola il laboratorio sia in grado di ricercare e con quale metodica. Non va dato per scontato che un normale pannello multidroga comprenda automaticamente i catinoni sintetici.
Se l’analisi riguarda un’altra persona, inoltre, è opportuno procedere con il suo consenso e con modalità coerenti con la finalità dell’esame. Un test tossicologico non dovrebbe essere utilizzato di nascosto come sostituto di una valutazione sanitaria.
Quando bisogna chiedere aiuto?
Se dopo una possibile assunzione di una sostanza sconosciuta compaiono agitazione estrema o grave confusione, convulsioni, temperatura corporea molto elevata, dolore toracico, perdita di coscienza o altre condizioni acute preoccupanti, la priorità non è effettuare un test privato.
Occorre richiedere assistenza urgente. Il Ministero della Salute indica il 112 come Numero Unico Europeo per contattare i servizi di emergenza.
Quando invece il problema riguarda un consumo ricorrente o la possibile dipendenza, il medico e i Servizi pubblici per le Dipendenze (SerD) possono effettuare una valutazione e indicare il percorso più appropriato. Il Ministero della Salute mette a disposizione anche l’Anagrafe nazionale dei SerD.