thc esame del capello

Esame del capello per la rilevazione del THC

THC: definizione e storia

Il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) è un componente psicoattivo che esercita azioni sul sistema nervoso centrale e i cui principali effetti sono percezione e umore alterati.

È stato scoperto nel 1964 da un’equipe di chimici israeliani Raphael Mechoulam, Yechiel Gaoni, e Habib Edery, può essere assunto fumandolo, inalandolo o disciogliendolo in liquidi adiposi (come il latte o il burro)

Il THC si ottiene dalla pianta della canapa e, più precisamente, dalle sue infiorescenze: essiccandole e trattandole viene ricavata una resina collosa e densa che può essere utilizzata dal consumatore.

Dove e quanto tempo rimane nel corpo umano?

Il tempo di permanenza del THC, sempre molto indicativo, può essere definito da un arco temporale piuttosto ampio: dalle 4 alle 12 ore dal consumo, sebbene nel caso di consumatori di marijuana abituali, tale sostanza può essere tracciabile addirittura per settimane se non per mesi. 

La particolare suscettibilità dipende non solo dalla metodologia di assunzione, ma anche dalla quantità di sostanza assunta così come dalla frequenza del consumo e ovviamente dalle caratteristiche fisiche di una persona (metabolismo/sesso/età) ed è proprio in virtù di queste specifiche variabili che risulta improbabile poter stabilire quanto tempo rimane il THC attraverso una “regola generale”. 

Il sesso e il grasso corporeo sono entrambi fattori fisici che possono impattare sulla metabolizzazione del THC poiché trattandosi di un attivo liposolubile, tende a legarsi alla componente corporea adiposa. Un’alta concentrazione di massa grassa implicherà dunque tempistiche maggiormente prolungate legate allo smaltimento del tetracannabidiolo. Discorso analogo per i soggetti femminili che di norma presentano una concentrazione di grasso corporeo tendenzialmente maggiore rispetto ai soggetti di sesso maschile.

Di fatto dunque nessuno è in grado di stabilire con certezza per quanto tempo risulterà positivo il test per la marijuana: questo poiché dal momento che il tasso di metabolismo del THC varia in funzione del soggetto e della quantità di marijuana consumata, tali fattori sono in grado di alterare la finestra temporale entro la quale il corpo conserva tracce del principio attivo, la cui soglia di tolleranza nel capello è pari a 0,05 ng/mg.

Come si fa l’esame del capello per il THC?

Il test è semplicissimo da fare, bastano una manciata di capelli di lunghezza minima 4 cm o peli corporei se la persona è calva, da prelevare con il bulbo/radice (quindi tramite pinzette) e mettere in una bustina sterile. Un corriere specializzato penserà poi a ritirarli al tuo domicilio e portarli, con le dovute precauzioni, in laboratorio. Il referto ti sarà spedito per mail in 10-14 giorni lavorativi, il tutto al costo di 99€ (per maggiori info clicca qui).

Il referto così prodotto non solo indicherà se la persona è positiva o meno alla marijuana, ma si potrà anche capire se è un consumatore abituale o saltuario in base alla concentrazione di sostanza che viene riportata nel documento.

Sono risultato positivo anche non consumando droghe, cosa devo fare?

Partiamo dal presupposto che dei falsi positivi e/o negativi sono possibili, in quanto lo strumento di analisi ha un margine di errore. Oltre all’errore dello strumento, che non è possibile prevedere, occorre fare attenzione anche ad alcuni farmaci e cibi che vengono assunti nel quotidiano e che possono causare dei risultati inattesi ai test antidroga. Sono un esempio i farmaci antistaminici (causano un 5-10% di tutti i falsi positivi), antibiotici che contengono derivati oppiacei, ibuprofene ed alcuni farmaci antitumorali. Tra i cibi, potrebbe causare un risultato positivo anche il mangiare un panino con semi di papavero. Quindi occorre fare attenzione ed eventualmente fare un test privato se non si è certi di alcuni farmaci o alimenti assunti.

Esistono prodotti o modi per eludere il test del capello?

Quando si tratta di controlli ufficiali antidroga è bene evitare qualsiasi sotterfugio o escamotage per eludere l’esame.

La miglior soluzione è posticipare l’evento e prepararsi bene, quindi evitare di assumere la sostanza stupefacente per cui si è stati convocati e magari fare un test preliminare e vederne il quantitativo nel proprio corpo per avere un controllo totale della situazione.

Questo consiglio che vi diamo vi eviterà costose denunce penali, in quanto NON esistono prodotti cosmetici, farmaceutici o di altro tipo per risultare negativi ad un test antidroga.

Purtroppo, se vi trovate di fronte a un imminente test antidroga, non c’è un modo semplice, efficace ed infallibile al 100% per eliminare il THC dal vostro corpo velocemente. Siccome il THC e i suoi metaboliti vengono immagazzinati nei tessuti grassi, la sua rimozione è un processo che richiede il suo tempo.

Il laboratorio, se dovesse fiutare qualche sorta di manomissione (di qualunque tipo) può richiedere subito delle controanalisi, anche su altri campioni biologici (sangue/saliva/urine) e fare dei controlli incrociati per verificare e poi denunciare questo tentativo di frode.

Radere a zero completamente il proprio corpo è praticamente una autodichiarazione di colpevolezza che comporterà controlli serrati nei mesi a seguire con frequenti esami a sorpresa.

Per questo e tanti altri motivi (soprattutto giuridici) consigliamo caldamente il lettore di non cercare di manomettere in alcun modo l’esame, in quanto i laboratori dei test antidroga sanno, sempre, come e quando un paziente sta cercando di raggirarli.

È molto meglio posticipare l’esame ufficiale ed essere sicuri di risultare negativi al test piuttosto che rischiare una facile denuncia per frode.